Tecnologie

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Pi Zero è il nome del primo PC al mondo a costare 5 dollari. La nuova board programmabile realizzata dalla Fondazione britannica Raspberry Pi e, come i suoi fratelli piu’ famosi (Pi e Pi2), ha tutti i componenti essenziali di un PC di base ( con qualche rinuncia per contenerne i costi). E’ rivolto principalmente agli sviluppatori, per realizzare progetti robotica, domotica o legati all’internet delle cose, ma anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo della programmazione e ha bisogno di una piattaforma su cui fare pratica. La scheda presenta uno spessore di appena 5 mm, ha un SoC Broadcom BCM2835 (ARM11) da 1 GHz, 512 MB di RAM, slot per microSD e un connettore mini HDMI per l’uscita video Full HD.

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Non dispone di porta Ethernet, ma si può collegare un adattatore Wi-Fi alla porta USB OTG. Funziona perfettamente con Raspbian, OS basato su GNU/Linux con interfaccia in stile Windows: siamo quindi certi che prenderà  piede anche tra i smanettoni.

E’ possibile acquistarlo ed avere maggiori dettagli andato al sito cliccando qui: Raspberry Pi.

 

 

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Al Ces 2016 ne vedremo delle belle. Si sbizzariscono i costruttori di vetture. Per BMW sarà l’occasione di dimostrare come funziona l’AirTouch, ovvero la funzionalità che permette di dare comandi al navigatore e ad altri sistemi elettronici solamente attraverso il movimento della mano senza toccare la superficie del display. Il menù è stato sviluppato in maniera tale da poter raggiungere i vari comandi con il minor numero di scelte in maniera tale da ridurre il rischio di distrazioni: requisito fondamentale in questo contesto. A Monaco, prima di deliberare il progetto, si erano anche posti, scherzosamente, un problema di sicurezza relativo agli italiani: «Gesticolano troppo eh eh».

Un’altra funzionalità, registrata poco tempo fa dall’ente americano per i brevetti, della quale francamente non si sentiva una grande esigenza, ma che potrà contribuire a far diminuire il numero di incidenti è: Vehicular Social Media System. Lo ha ideato General Motors e serve per «catturare in modo sicuro su un veicolo una foto o un video da pubblicare sui social media». Il sistema si basa su una camera collocata sul cruscotto, o incorporata nel tetto o nello specchietto retrovisore. La videocamera può scattare foto sia al guidatore che ai passeggeri ed è connessa a un processore attraverso wi-fi o Bluetooth. A questo si aggiunge una memoria per immagazzinare le immagini registrate. Per ottenere la foto basta schiacciare un pulsante sul volante dedicato esclusivamente ai selfie. Con buona pace di chi non riesce proprio a non far sapere a tutti, sempre, dov’è e che cosa sta facendo.

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Un salto con il futuro con Microsoft grazie al visore HoloLens. Questo è un progetto a cui Redmond  ha iniziato a lavorarci in segreto 5 anni con il nome in codice Baraboo come ci svela la rivista americana Wired a cui la novità è  stata fatta provare in anteprima. Addirittura , Microsoft, ha collaborato con la Nasa permettendo l’esplorazione di Marte attraverso l’ausilio delle sue lenti.  «Gli ologrammi potranno diventare parte del nostro quotidiano», ha dichiarato il capo del progetto, nonché genitore del Kinect, Alex Kipman. Un quotidiano in cui gli schermi, siano fissi o mobili, saranno obsoleti, gestiremo tutto con i gesti e i comandi vocali. Non si pensi solo alla realtà virtuale degli Oculus di Facebook, ma a una vera e propria esperienza aumentata grazie tecnologia Windows Holographic.

Sembra di essere in un film fantascientifico. Microsoft ci ha lasciato a bocca aperta nella parte finale della sua presentazione: chi indossa HoloLens vede in torno a sé oggetti sovrapposti a quelli reali e gestibili con il movimento delle mani, il suono della voce o la direzione dello sguardo. Dall’uso ludico e legato all’intrattenimento, con il match di calcio che si sta seguendo e la chiamata di Skype proiettate sui mobili di casa o una partita particolarmente immersiva a Minecraft, a quello professionale, con la possibilità di visualizzare modellini in tre dimensioni mentre li si sta realizzando con l’ausilio del caro e vecchio computer.

Guardate il video per rendervi conto

video by Kabar Elektronik

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Anche Kingston ha approfittato della fiera internazionale dell’elettronica di consumo, CES 2015,  per mostrare al mondo la nuova scheda di memoria microSD UHS-I Speed Class 3. Grazie alla velocità pari a 90MB/s in lettura e 80MB/s in scrittura (superando di gran lunga la precedente generazione, con 30 MB/s in lettura e scrittura), riesce a garantire la cattura di immagini video 3D in Full HD (1080p), 2K e 4K e Ultra HD (2160p) su dispositivi con form factor ridotto ad alte prestazioni, come  gli smartphone e videocamere.

La scheda permette di visualizzare senza interruzioni video a  2K e 4K . Inoltre una velocità elevata si traduce anche in un rapido caricamento dei file sul computer, cosa davvero interessante per chi, con i file acquisiti, decide di dedicarsi all’editing video. La memory card Kingston SDCA3 è anche resistente a acqua, vibrazioni, urti, raggi e temperature estreme, il che la rende maggiormente interessante per l’impiego in action camere durante sport di vario genere come ad esempio discese sulle piste da sci, voli con il deltaplano o uscite in mare sul surf e altro.

La Kingston SDCA3 è disponibile in versione stand-alone o in bundle con l’adattatore SD card da 16 GB, 32 GB, e 64 GB: al momento ancora sconosciuti i prezzi dei vari modelli.

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Mentre buona parte degli appassionati ancora si chiede se abbia realmente senso il suo utilizzo su uno smartphone, le case produttrici  persino qualcuna che in passato si era dichiarata apertamente contraria, stanno man mano salendo sul carro, spingendo sempre più dispositivi dotati di display Quad HD. Dalle ultime indiscrezioni apprendiamo però che presto potremmo andare persino oltre.

4K Ultra HD:  vediamo i vantaggi
Il 4K Ultra HD, insomma, ha il suo perché d’esistere e cercheremo di spiegarlo bene . E’ la nuova era  tecnologica della definizione video successiva al Full HD a 1080p, che promette di rivoluzionare il modo in cui facciamo esperienza TV, vediamo i film, video giochiamo e usufruiamo di tutti  contenuti multimediali video in genere, offrendo dei dettagli  mai visti fino ad oggi. Certamente il video 4K Ultra HD è il futuro. Ma cos’e’ esattamente ? Ed i costi necessari, valgono o superano i benefici? Insomma: il gioco vale la candela? Prima di addentrarci a scoprire meglio la tecnologia che sta dietro il 4K Ultra HD, in primissimo  luogo cerchiamo di capire perché le aziende dell’ambito video – dai televisori, alle fotocamere, ai videogiochi, finanche alla telefonia mobile – sono così proiettate ed interessate a questa nuova tecnologia. La risposta a questo dilemma  è ben che pronta e, tutto dipendera’ dalle dinamiche di mercato.

Ed ecco con stupore arrivare lo schermo piu’ piccolo e definito al mondo. Ad annunciarlo e’  Sharp che ha mostrato un display Lcd da 4.1 pollici (come quello di alcuni telefonini)  con la risoluzione pari a 2560X1600 pixel, pari a 736 pixel per pollice. In precedenza sempre Sharp aveva presentato uno schermo da 5,5 pollici con una densità pari a 842 pixel per pollici pari a una risoluzione 4k (4096X2160). La Sharp ha detto di essere in grado di realizzare uno schermo da 6 pollici (poco più grande di quello dell’iPhone Plus per intenderci)  sempre a risoluzione 4k.

Veramente un  bel passo avanti – Per capire  questo bel passo  avanti fatto da Sharp l’attuale risoluzione di un iPhone 6 plus è pari a 401 pixel per pollice. Sempre secondo Sharp i primi telefonini con schermo 4K saranno disponibili a partire dal 2016. La casa Nipponica intende anche migliorare la qualità dello schermo Lcd dei futuri smartphone utilizzando uno strato di silicio policristallino su un substrato vetroso. Il risultato dovrebbe portare a sperimentare colori più vividi e definiti. Bisogna capire se ha senso visualizzare contenuti ad altissima definizione su un telefonino e se per farlo bisognerà aspettare il cosiddetto 5G per godere di una quantità di banda sufficiente ad avere una trasmissione fluida in 4K in mobilità. Sembra proprio che l’hardware  progredisca  ad una velocità tale che contenuti e  connettività non riescono a restare al passo.

Tra gli attuali  smartphone capaci di catturare video con qualità 4K Ultra HD oggi abbiamo a disposizione il Samsung Galaxy Note 4 che è dotato di una fotocamera posteriore da 16 megapixel. Il terminale in questione riesce a catturare filmati con una risoluzione pari a 3840 × 2160 pixel, ovvero 4K Ultra HD, con un  120 fps.

Girare un video della durata di cinque minuti, catturato con un Samsung Galaxy Note 4 e con qualità 4K Ultra HD, produce un file di ben 1,5 GB, direi di dimensione considerevoli e, anche questo, non è un problema da sottovalutare. Ovviamente possiamo impostare una qualità video minore quando non lo riteniamo necessario, ma qualora volessimo cattura un particolare momento emozionante, possedendo un Samsung Galaxy Note 4, avremo a portata di mano la possibilità di farlo con una qualità video degna dell’occasione.

I contenuti catturati e visualizzati con qualità 4K Ultra HD ci regalano un’esperienza visiva davvero emozionante e possiamo capirlo solo se abbiamo mai assistito in prima persona alla visione di uno di essi su un display in grado di supportare tale qualità. Pur supponendo che non sia così facile poterne usufruire al momento, basta che immaginiamo che che si tratta di un ordine di grandezza quattro volte maggiore del Full HD 1080p, quindi, per descriverlo in una sola parola direi: incredibile.

La qualità 4K Ultra HD consente anche di zoomare senza apparente perdita di qualità, un po’ come succede con la fotocamera del Nokia Lumia 1020 da 41 megapixel per le foto, solo che – e scusate se è poco, ndr – in questo caso stiamo parlando di il video. Naturalmente, un PC, o un potente dispositivo mobile, nonché un software all’altezza, sono caratteristiche fondamentali per poter per gestire filmati in 4K Ultra HD.

Non c’è dubbio, comunque, che lo standard 4K Ultra HD è il futuro. Il 4K Ultra HD sia in registrazione che in riproduzione, ci offre contenuti che hanno la capacità di ridefinire la nostra esperienza multimediale, fermo restando che, forse, ad oggi le tecnologie hardware non sono pronte per garantire tale esperienza nel migliore dei modi e che quindi, ancora per qualche anno, l’adozione del tradizionale Full HD avrà la meglio.

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Le connessioni 4G sono veramente molto più veloci rispetto al 3G come tanto pubblicizzano? Mah…., scopriamolo insieme. In realtà esistono molti parametri da considerare e, a conti fatti, le performance non sono poi così straordinarie.

Il 4G prende sempre piu’ piede nel marketing del campo delle telecomunicazioni: La maggior parte delle case oramai x avere successo nel lancio di un nuovo smartphone quest’anno puntano su questo tipo di connessione. Accantonato il termine LTE, che non è più di moda, adesso tutti inseriscono ovunque la dicitura 4G, strombazzando velocità supersoniche: le pubblicità parlano di prestazioni dieci volte superiori a quelle del vecchio 3G. Anche la casa Apple crede molto su questa tecnologia e con la versione 5.1 di iOS ha introdotto il logo 4G, che compare soltanto nelle zone coperte dal segnale.

Sempre gli stessi limiti – Le connessioni di quarta generazione sono sì più veloci e performanti, ma bisogna fare attenzione a non abbandonarsi a facili entusiasmi, per non rimanere poi delusi dalla prova sul campo. Non dobbiamo dimenticare che questa nuova tecnologia riguarda solo il collegamento dei dispositivi finali con le celle delle compagnie telefoniche, e i relativi gateway a cui si appoggiano. Occorre, inoltre, ricordare che si tratta pur sempre di connessioni wireless, pertanto soggette a disturbi legati alla distanza, agli ostacoli fisici e alle interferenze e, inevitabilmente, hanno tempi di latenza piuttosto alti.

Internet non è solo 4G – Un collegamento a Internet dipende da veramente tanti fattori differenti e il 4G rappresenta soltanto la punta di un iceberg: tra DNS, servizi di terze parti e server di hosting, spesso la velocità di trasmissione è nettamente inferiore al vecchio standard 3G. In parole povere, un conto è la velocità della rete e un altro quella del web: per questo, l’aumento della prima non implica un incremento proporzionale della seconda. Conti alla mano, con gli smartphone di vecchia generazione si navigava attorno ai 2 Mbps, mentre i nuovi oscillano tra i 3 e i 5 Mbps: siamo lontano parecchio dai 100 Mbps “teorici”.

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Una Lamborghini nell’ingorgo – È come se comprassimo una Lamborghini per arrivare prima a destinazione: tra le strade dei centri urbani a una sola corsia e il traffico dei pendolari che le percorrono, sarebbe comunque impossibile andare più forte di una comune utilitaria. A questo punto, a parità di velocità, gli converrà contenere i consumi, e altrettanto dovrà fare chi fornisce servizi via Internet. Per poter migliorare le comunicazioni, non è tanto importante aumentare la velocità della rete, ma piuttosto alleggerire il traffico che la attraversa, comprimendo e ottimizzando i dati.

Puntare sull’ottimizzazione – Le applicazioni funzionano meglio dei browser – almeno sembra- perché generano un traffico dati “di qualità”, mentre le pagine web sono piene di pulsanti, di contenuti multimediali, di Flash e Java e pubblicità e, così, rallentano il caricamento, perfino sotto rete 4G. Alla fine, più della connessione vera e propria, sarà il nuovo protocollo HTTP 2.0 – invocato da Microsoft e Google – a fare la differenza, a patto che venga adeguatamente standardizzato nei tempi giusti.

Non tutti i 4G sono uguali – A proposito di standard, le reti di quarta generazione difettano anche sotto questo punto di vista: la stessa casa Apple sta incontrando una serie di problemi abbastanza gravi in giro per il mondo proprio a causa della dicitura 4G legata al nuovo iPad. Il tablet funziona, infatti, con le frequenze adottate negli Stati Uniti, mentre in Europa e in Australia ne vengono utilizzate altre. Ne deriva un risultato piuttosto scarso, perché quello che doveva essere un razzo sul web non è altro che l’ennesimo iDevice, con una risoluzione maggiorata.

Meglio l’HTTP 2.0 – La rivoluzione del 4G è quindi rimandata, perché si tratta comunque di una tecnologia che fa più fumo che arrosto e, inoltre, almeno ancora per un po’ sara’ limitata ai dispositivi più costosi. Diverso invece sara’, il futuro del sopraccitato protocollo HTTP 2.0, che non richiederà costi in piu’ e di cui tutti potranno beneficiare. Speriamo di vedere presto i grandi vantaggi di questa nuova connessione.

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Il Time-Lapse, dall’inglese tempo e intervallo,  consente di concentrare ore di registrazioni in pochi minuti. Come la maggior parte delle app targate Apple risulta molto semplice girare il video senza particolari settaggi. Si avvia la registrazione e lo smartphone deciderà la cadenza dei fotogrammi da catturare.

E’ una tecnica molto usata in campo cinematografico soprattutto per quanto riguarda i documentari di tipo naturalistico (es.: per lo sbocciare di una piantina).

 

In pratica vengono scattate foto ad intervalli variabili. Variabilità, nel caso di Apple, che pare avere una connessione con lunghezza del video. L’intervallo di tempo tra scatto e scatto è tale ch7766ba9499ebdb549873f24cafebf898e la frequenza degli scatti sia inferiore alla frequenza di riproduzione del video che è di 24 fps.  Questo rapporto garantisce l’effetto accelerato.

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4K acronimo di 4kilo, ovvero 4 mila. Quattromila cosa? 4096 pixel sull’asse orizzontale, per l’esattezza. Si tratta di un nuovo standard per la risoluzione dei video. Ovviamente non si tratta solamente di una moltiplicazione di pixel in quanto in concomitanza con altre tecnologie , in base al produttore, si hanno miglioramenti sui colori da renderli molto più realistici e un maggilogo-700x374 (1)ore senso  di profondità in grado di rendere l’esperienza dell’utente strabiliante.

L’aumento dei pixel su un televisore comporta anche una visione delle immagini ad una distanza minore rispetto al passato. Infatti, solitamente, si consigliava, per apprezzare la qualità video,  di posizionarsi ad una distanza pari a due volte la diagonale del televisore. Con il 4k questa distanza si dimezza, in pratica possiamo stare ad una distanza pari a quella della diagonale del televisore. Fattore da non sottovalutare considerando le medie delle dimensioni dei salotti.

Ovviamente per sfruttare il 4K avremo bisogno di contenuti adatti. Pertanto non ci resta che confidare in un maggiore e veloce sviluppo di film e trasmissioni girate nativamente in questo formato.

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L’Ultra Power Saving Mode è una tecnologia introdotta da Samsung nei suoi dispositivi a partire dal Galaxy S5 per garantire un maggiore risparmio energetico. Tecnologia molto efficac04samsung-galaxy-s5-9e in grado di allungare l’autononia del dispositivo di quasi 12 ore. Al momento dell’attivazione della funzione lo schermo del dispositivo diventerà bianco e nero , la connessione verrà disabilitata a display spento e molte app potrebbero risultare bloccate.  In pratica avrete la possibilità di usare lo smartphone come un normale telefono ; pertanto è consigliata utilizzarla quando la carica è minima e in casi di necessità. Altrimenti non avrebbe senso avere uno smartphone del genere.

In fondo potrete trovare uno spot della stessa Samsung dove viene mostrata la potenzialità di questa nuova tencologia.  Un riassunto su ciò che è stato in grado di fare il  telefono grazie al supporto di questa modalità. Il telefono in questione è un Galaxy S5

Speriamo che in futuro la stessa autonomia si possa avere mantenendo attive le funzionalità dello smartphone!

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