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4G

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Con l’arrivo della stagione estiva e quindi l’aumento delle pretese di connettività mobile, Vodafone cerca di mettere il turbo alle vendite attraverso lo Smart Prime 6. Disponibile, ormai, da metà maggio, è un robusto 5 pollici con sistema operativo Android 5.0, connettività 4G e un competitivo prezzo di 150 euro. Il prodotto è realizzato ad Alcatel e marchiato Vodafone, pesa 156 grammi, ha uno spessore di ,9 millimetri, fotocamera da 8 e 2 megapixel e processore quad-core Snapdragon da 1,2 GHz. La memoria interna è di 8 GB, di cui 3GB occupate dal sistema operativo, con la possibilità di espanderla a 64 GB attraverso microSD. La memoria ram è 1 GB.

Il segnale 4G/3G/UMTS/Edge risulta essere molto stabile e non presenta problemi in fase di chiamata o navigazione, così come la gestione dellle rete WI-F anch’essa molto stabile anche quando si è lontani dall’access point.

Unico neo per chi fa un uso medio-alto del telefono  è la poca RAM che potrebbe non bastare lasciando aperte diverse App. Ma tutto sommato, considerando il prezzo, risulta un prodotto da non sottovalutare.

 

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Le connessioni 4G sono veramente molto più veloci rispetto al 3G come tanto pubblicizzano? Mah…., scopriamolo insieme. In realtà esistono molti parametri da considerare e, a conti fatti, le performance non sono poi così straordinarie.

Il 4G prende sempre piu’ piede nel marketing del campo delle telecomunicazioni: La maggior parte delle case oramai x avere successo nel lancio di un nuovo smartphone quest’anno puntano su questo tipo di connessione. Accantonato il termine LTE, che non è più di moda, adesso tutti inseriscono ovunque la dicitura 4G, strombazzando velocità supersoniche: le pubblicità parlano di prestazioni dieci volte superiori a quelle del vecchio 3G. Anche la casa Apple crede molto su questa tecnologia e con la versione 5.1 di iOS ha introdotto il logo 4G, che compare soltanto nelle zone coperte dal segnale.

Sempre gli stessi limiti – Le connessioni di quarta generazione sono sì più veloci e performanti, ma bisogna fare attenzione a non abbandonarsi a facili entusiasmi, per non rimanere poi delusi dalla prova sul campo. Non dobbiamo dimenticare che questa nuova tecnologia riguarda solo il collegamento dei dispositivi finali con le celle delle compagnie telefoniche, e i relativi gateway a cui si appoggiano. Occorre, inoltre, ricordare che si tratta pur sempre di connessioni wireless, pertanto soggette a disturbi legati alla distanza, agli ostacoli fisici e alle interferenze e, inevitabilmente, hanno tempi di latenza piuttosto alti.

Internet non è solo 4G – Un collegamento a Internet dipende da veramente tanti fattori differenti e il 4G rappresenta soltanto la punta di un iceberg: tra DNS, servizi di terze parti e server di hosting, spesso la velocità di trasmissione è nettamente inferiore al vecchio standard 3G. In parole povere, un conto è la velocità della rete e un altro quella del web: per questo, l’aumento della prima non implica un incremento proporzionale della seconda. Conti alla mano, con gli smartphone di vecchia generazione si navigava attorno ai 2 Mbps, mentre i nuovi oscillano tra i 3 e i 5 Mbps: siamo lontano parecchio dai 100 Mbps “teorici”.

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Una Lamborghini nell’ingorgo – È come se comprassimo una Lamborghini per arrivare prima a destinazione: tra le strade dei centri urbani a una sola corsia e il traffico dei pendolari che le percorrono, sarebbe comunque impossibile andare più forte di una comune utilitaria. A questo punto, a parità di velocità, gli converrà contenere i consumi, e altrettanto dovrà fare chi fornisce servizi via Internet. Per poter migliorare le comunicazioni, non è tanto importante aumentare la velocità della rete, ma piuttosto alleggerire il traffico che la attraversa, comprimendo e ottimizzando i dati.

Puntare sull’ottimizzazione – Le applicazioni funzionano meglio dei browser – almeno sembra- perché generano un traffico dati “di qualità”, mentre le pagine web sono piene di pulsanti, di contenuti multimediali, di Flash e Java e pubblicità e, così, rallentano il caricamento, perfino sotto rete 4G. Alla fine, più della connessione vera e propria, sarà il nuovo protocollo HTTP 2.0 – invocato da Microsoft e Google – a fare la differenza, a patto che venga adeguatamente standardizzato nei tempi giusti.

Non tutti i 4G sono uguali – A proposito di standard, le reti di quarta generazione difettano anche sotto questo punto di vista: la stessa casa Apple sta incontrando una serie di problemi abbastanza gravi in giro per il mondo proprio a causa della dicitura 4G legata al nuovo iPad. Il tablet funziona, infatti, con le frequenze adottate negli Stati Uniti, mentre in Europa e in Australia ne vengono utilizzate altre. Ne deriva un risultato piuttosto scarso, perché quello che doveva essere un razzo sul web non è altro che l’ennesimo iDevice, con una risoluzione maggiorata.

Meglio l’HTTP 2.0 – La rivoluzione del 4G è quindi rimandata, perché si tratta comunque di una tecnologia che fa più fumo che arrosto e, inoltre, almeno ancora per un po’ sara’ limitata ai dispositivi più costosi. Diverso invece sara’, il futuro del sopraccitato protocollo HTTP 2.0, che non richiederà costi in piu’ e di cui tutti potranno beneficiare. Speriamo di vedere presto i grandi vantaggi di questa nuova connessione.

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